Bacche di Goji e Alzheimer

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Bacche di Goji e Alzheimer.

Bacche di Goji e Alzheimer: le ricerche scientifiche sembrano confermare che questi piccoli superfrutti rappresentano una risorsa preziosa anche in caso di malattie specifiche a carico del sistema nervoso.

Le Bacche di Goji avrebbero proprietà benefiche anche in relazione a malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer. Questo, quanto evidenziato da alcune ricerche scientifiche recenti. Cerchiamo di capire, allora, in che modo questi piccoli e preziosi alimenti naturali possono rappresentare una risorsa per il benessere del nostro organismo, anche in caso di patologie a carico del sistema nervoso.

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Lycium Barbarum e Alzheimer

Che cos’è l’Alzheimer?

Il morbo di Alzheimer è una malattia degenerativa a carico delle cellule nervose, a decorso cronico e molto diffusa. Colpisce prevalentemente gli individui al di sopra dei 65 anni, tranne che nei rari casi di Alzheimer giovanile. Il morbo si manifesta con una serie di segni e sintomi ascrivibili ad una vera e propria sindrome. I primi segnali, abbastanza comuni a tutti gli individui che ne sono affetti, comprendono principalmente:

  • Perdita della memoria: l’individuo affetto dal morbo di Alzheimer è caratterizzato dalla difficoltà a ricordare eventi più recenti o informazioni basilari. La gravità delle amnesie può variare da soggetto a soggetto o in base allo stadio della malattia. Nei casi più gravi infatti spesso la persona tende a dimenticare ad esempio i nomi dei famigliari e delle persone vicine, o i numeri di telefono.
  • Difficoltà di concentrazione: può accadere che il paziente con questa malattia abbandoni i propri hobby e le occupazioni solite, proprio perchè non riesce più a focalizzare l’attenzione su ciò che sta facendo.
  • Confusione: non è raro che il soggetto con l’Alzheimer non riesca a discernere in maniera corretta il giorno dalla notte, o che confonda le persone vicine con altre, soprattutto del passato. Frequentemente la confusione riguarda in prima linea le dimensioni cronologiche e dello spazio. Per cui accade spesso che le persone con questo morbo si smarriscano, senza ricordare come si raggiunga la propria casa.
  • Disturbi del linguaggio: le persone affette spesso dimenticano il significato delle parole, per cui non riescono a formulare frasi di senso compiuto o confondono alcuni termini con altri.
  • Cambiamenti della personalità o dell’umore: nella maggior parte dei casi di demenza, può accadere che una persona di indole tranquilla possa iniziare ad avere sbalzi d’umore, con eccessi d’ira o crisi di pianto. Spesso i malati di Alzheimer diventano sospettosi nei confronti delle persone che li circondano, soprattutto durante i momenti di amnesia.

Le fasi della patologia

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Lycium Barbarum: una risorsa naturale

Questi sintomi possono essere utilizzati per stabilire la fase della malattia in cui si trova il soggetto. Le fasi principali sono tre:

  • Lieve: è caratterizzata dalla comparsa dei primi disturbi della memoria a breve termine e di quella cosiddetta prospettica, legata cioè all’organizzazione degli eventi nel futuro immediato. Tra gli altri sintomi iniziali troviamo anche un principio di confusione e un impoverimento del linguaggio
  • Intermedia: compare la difficoltà nel definire gli oggetti e le persone con il proprio nome, e le amnesie e la confusione diventano più incidenti. In questa fase il soggetto può eseguire azioni senza rendersene conto, come uscire di casa senza riuscire a ritornarvi, può confondere tempo e luogo in cui si trova
  • Grave: in questa fase la degenerazione ha già colpito una maggiore porzione di tessuto nervoso, per cui la persona malata di Alzheimer può accusare amnesie sempre più persistenti, che spesso coinvolgono anche la sfera passata e le conoscenze acquisite. Il linguaggio può risultare intaccato fino alla completa afasia.

Le cause del morbo di Alzheimer

Le cause patogenetiche alla base del morbo di Alzheimer sono attribuite ad una particolare forma di degenerazione cellulare, detta amiloidosi. Questa condizione è caratterizzata dall’accumulo all’interno dei tessuti e dei vasi sanguigni, dell’amiloide, una sostanza con composizione e conformazione particolare.

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Frutti del Lycium Barbarum

Nel caso delle varie forme di demenza, si riscontra precisamente la presenza della beta-amiloide. Le cause alla base della formazione di questa sostanza non sono ancora perfettamente chiare, ma si presuppone che derivino da precursori di natura proteica, detta APP (proteina precursore della beta-amiloide). Questa è localizzata a livello delle membrane di tutte le cellule dell’organismo, ed è formata da quattro porzioni, di cui tre esposte all’esterno della membrana e una che la attraversa, mentre un piccolo frammento sporge nel versante intracellulare. Nella sua totalità, la APP svolge numerose funzioni, tra cui quella di intervenire nel processo di trasduzione del segnale e quella di favorire l’adesione cellulare tramite il legame con eparina e laminina.

Alcuni enzimi proteolitici presenti nell’organismo hanno il compito di scindere la APP in componenti più piccole, ugualmente funzionali per cellule e tessuti. In particolare, l’enzima alfa-secretasi taglia la porzione più esterna, che, insieme alla porzione intermedia, servirà per il corretto funzionamento del sistema nervoso, mentre la gamma-secretasi taglia quella più interna, che verrà coinvolta nella sintesi proteica a livello nucleare. Nel morbo di Alzheimer invece il primo taglio viene eseguito da un altro enzima, la beta-secretasi, e il secondo dalla gamma-secretasi, comportando la formazione del peptide beta-amilasi.

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Bacche di Goji, un prezioso aiuto dalla natura

Le cause alla base di questa preferenza enzimatica non sono ancora chiare, anche se alla base potrebbero esserci delle mutazioni genetiche. La beta-amiloide viene rilasciata nello spazio extracellulare, dove tende ad aggregarsi in fibrille, fino a formare delle vere e proprie placche senili, che si depositano a livello delle sinapsi neuronali. Nel morbo di Alzheimer risultano delle alterazioni anche a carico delle proteine Tau, importanti molecole che stabilizzano i microtubuli che costituiscono i neuroni. Una volta disgregato lo scheletro della cellula nervosa, questa si separa dalle altre, ripiegandosi su se stessa a formare gli ammassi neurofibrillari, ed infine muore. Le due formazioni si diffondono in maniera differente. Gli ammassi neurofibrillari infatti originano principalmente a livello dell’ippocampo, il centro nervoso deputato alla memorizzazione e all‘apprendimento, e da qui si diffondono al resto dell’encefalo in maniera centrifuga. La placca senile invece si instaura in un primo momento nella corteccia cerebrale, quindi raggiunge l’ippocampo e infine il resto dell’encefalo in senso centripeto.

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differenze tra gruppo di neuroni sani e in degenerazione da Alzheimer

La sola presenza di una delle due lesioni non è sufficiente per l’instaurarsi della degenerazione, ma sono necessarie entrambe. Secondo alcune teorie sembra che le placche senili siano in grado di stimolare la formazione di radicali liberi, comportando sulle cellule nervose tutte le conseguenze dello stress ossidativo. Secondo un’altra teoria invece, la presenza della placca stimolerebbe l’attivazione delle cellule immunitarie proprie del sistema nervoso centrale, gli astrociti e le cellule gliali. La loro attivazione richiamerebbe macrofagi e leucociti, innescando una vera e propria risposta infiammatoria, con produzione di sostanze dannose per le cellule.

Il concetto chiave nella patogenesi del morbo di Alzheimer è che, contrariamente alle altre cellule dell’organismo, le cellule nervose non possono riprodursi nè rigenerarsi, per cui il loro danneggiamento è sempre irreversibile.

Un prezioso aiuto dalla natura: alimentazione sana e Bacche di Goji

Attualmente non esistono terapie in grado di arrestare o curare il morbo di Alzheimer, tuttavia alcuni accorgimenti riguardo alimentazione e stile di vita possono rappresentare una valida risorsa nella prevenzione delle malattie neurodegenerative. In particolare, sembra che alcune sostanze normalmente contenute negli alimenti, possano essere davvero utili per migliorare il funzionamento del sistema nervoso. Tra gli alimenti maggiormente ricchi di queste sostanze rientrano senza dubbio le bacche di Goji.

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bacche di Goji: le proprietà benefiche nei confronti delle malattie neurodegenerative

Queste bacche sono note per le spiccate proprietà benefiche per l’organismo; sembrerebbe infatti che siano in grado di contrastare l’invecchiamento precoce, grazie alle proprietà antiossidanti, e che siano addirittura utili per prevenire patologie come il diabete, i tumori e le malattie degenerative a carico degli occhi e del sistema nervoso, tra cui il morbo di Alzheimer. Tutte queste proprietà sarebbero attribuite all’elevato contenuto in vitamine, soprattutto del gruppo A, C ed E, minerali, come zinco, rame e ferro, e specifici polisaccaridi, i LBP (Lycium Barbarum Polysaccharides). Secondo uno studio recente  sembrerebbe che il consumo costante delle bacche di Goji sarebbe in grado di ridurre i livelli del peptide beta-amiloide nell’organismo, e di migliorare le capacità di apprendimento.

Gli studi scientifici e lo stato della ricerca

La ricerca specifica sugli effetti dell’estratto di Goji sull’Alzheimer è stata realizzata da un gruppo di ricercatori cinesi, e a cura del dipartimento di neurologia dell’ospedale Renmin di Zhengzhou, ed è stata condotto su un campione di trenta topi, di cui dieci normali e venti doppio-mutanti per due geni che sembrerebbero responsabili della produzione della beta-amiloide. Solo dieci dei topi doppio-mutanti sono stati alimentati con estratto di bacche di Goji per due settimane, mentre gli altri con normale soluzione salina. Al termine della somministrazione, è stato eseguito un test comportamentale per valutare le capacità di apprendimento e memorizzazione dei topi. Il test è stato effettuato mettendo i topi in un labirinto acquatico con piattaforma finale, tutti i giorni, cinque volte al giorno, per una settimana.

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frutti del Lycium Barbarum

Al termine del test è stato dimostrato che i topi alimentati con estratto di Goji, già dal primo giorno, impiegavano meno tempo rispetto agli altri per raggiungere la piattaforma. In seguito è stato realizzato un ulteriore studio sull’ippocampo dei topi, per valutare i livelli del peptide beta-amiloide. Tramite il test E.L.I.S.A. con metodo sandwich a doppio anticorpo, verificato successivamente con un metodo spettrofotometrico, è stato dimostrato che il valore del peptide era invariato nei topi non mutanti, che già in origine non mostravano quantità eccessive, mentre nei doppio-mutanti alimentati con bacche di Goji risultava nettamente inferiore rispetto ai doppio-mutanti alimentati con soluzione salina. La spiegazione per questi risultati potrebbe essere legata alle capacità delle sostanze contenute all’interno delle bacche di Goji di prevenire l’insorgenza dei processi infiammatori responsabili delle lesioni neuronali nelle malattie neurodegenerative. Sembrerebbe anche che alcuni nutrienti delle bacche di Goji siano in grado di migliorare la funzionalità delle cellule nervose, in particolare per quanto riguarda la trasmissione degli impulsi lungo l’assone e a livello delle sinapsi. Per quanto riguarda invece la capacità di ridurre i livelli di beta-amiloide, non è ancora stata trovata una spiegazione diretta, ma resta comunque un dato scientificamente dimostrato.

Se hai dubbi, curiosità o perplessità in merito alle Bacche di Goji, contattami via email e ti risponderò quanto prima possibile!

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2 pensieri su “Bacche di Goji e Alzheimer

  1. tommaso dice:

    non sono in grado di valutare la parte tecnica essendo un profano, ma avendo superato i 65 e avendo piccoli disturbi di memoria e di concentrazione, non mi dispiacerebbe provare ad assumere queste bacche

  2. tommaso dice:

    Sono un profano e non sono in grado di valutare l’aspetto scientifico, ma, avendo superato i 65 e cominciando a soffrire di piccoli di sturbi di memoria e concentrazione, non mi dispiacerebbe provare ad assumere queste bacche

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